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Il governo Letta è al capolinea. Ma perché? È vero, non ha realizzato nulla o quasi del programma presentato in Parlamento. Però è lì, ha una maggioranza, forse un’agenda – sempre quella delle banche, mi raccomando – e pure un pizzico di considerazione internazionale (India a parte). Dunque per quale motivo dovrebbe rinunciare?

«Lo vogliono i creditori» sostengono alcuni. No! «Sono le agenzie di rating», gridano altri. Fino a colpevolizzare i capri espiatori più sdoganati, e via dicendo. E se invece lo volesse il Partito Democratico? Cioè, se la staffetta Letta-Renzi fosse realizzata apposta dalla minoranza interna per bruciare il giovane segretario? Credo sia un ottimo presupposto. Tant’è che i primi a sentire la pressione sono proprio i renziani. Della serie: non siamo ancora pronti per il grande passo, intesi?!

Prodi avvisa i naviganti – «evitate di riproporre la staffetta, già la mia fu un suicidio» – mentre il guru di Eataly Farinetti ci regala il suo desiderio: «Bisogna che Renzi vada al governo senza passare dal voto».

Ah giusto… Il voto. Ormai se lo ricordano solo gli iscritti Pd. Loro hanno fatto le primarie. Bastano quelle. Non serve più la votazione nazionale, o comunque non serve più farla e metterla in pratica, consegnando all’Italia governi legittimati. È necessario governare, costi quel che costi. Al presidente sul Colle non importa come o con chi. Poi se si votasse, potrebbe vincere qualcuno di sgradito. Grillo, per esempio. Il movimento 5 stelle, dal canto suo, è colpevole di fare vera opposizione. Certo.

La domanda sorge spontanea. Ma non era il popolo a decidere in cabina elettorale? Forse, modificando la Costituzione, aggiungeranno che il Presidente della Repubblica può cambiare, rimpastare e decidere tutti i governi e premier che vuole, senza passare dal voto. A seconda di quanto gli garba. Ma fino ad allora, Napolitano dovrebbe evitare l’ennesimo pastrocchio. O ci teniamo Letta o andiamo al voto. Non siamo nella «dittatura» Pd. Siamo ancora in quella Piduista, se lo ricorda?

In fin dei conti, e concludo, «serve» un personaggio che faccia le riforme invocate dai think tank sovranazionali. Se Enrico Letta non vuole esporsi, ecco che Matteo Renzi può essere il sacrificio necessario. Il punto cruciale è questo.

Con tutto ciò, le loro riforme saranno le uniche realmente utili ed efficaci? Ci spiegheranno mai quali sono? Ho serissimi dubbi.

Paolo Fassino

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