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Uno spot pubblicitario mandato in onda negli ultimi mesi ci avvisa che presto anche l’Italia si doterà di una propria banca dati del DNA. Cerchiamo di capire meglio in cosa consiste questa nuova risorsa e quali possono essere vantaggi e rischi del suo utilizzo nel campo delle scienze forensi.

Con l’approvazione della legge 83/2009 l’Italia ha aderito ad un trattato internazione al quale prendono parte numerosi altri stati europei finalizzato a rafforzare la cooperazione fra le forze di polizia dei diversi stati dell’UE in materia di terrorismo, criminalità internazionale e immigrazione clandestina. Questo accordo prevedeva fra le altre misure l’istituzione di database nazionali in modo da poter agevolare lo scambio di informazioni riguardanti soggetti coinvolti in attività criminose.

Alla base di tutto ci dovrebbero essere in particolare una banca dati delle impronte digitali e una del DNA la cui utilità nel riconoscimento degli individui si è rivelata sempre più fondamentale negli ultimi decenni. Ma si sa, siamo in Italia, ed il passo tra l’approvazione e l’attuazione non è mai breve. Tanto che ad oggi, a distanza di molti anni, l’Italia non possiede ancora questa risorsa che invece è già stata usata con successo da molti paesi. Non solo gli USA, da sempre icona dell’avanguardia in questo settore ma anche alcuni stati Europei (Gran Bretagna, Germania, Spagna) si sono dotati di banche dati del DNA per risolvere casi di omicidio, stupro, rapina. Si tratta in sostanza di database governativi contenenti i profili genetici di soggetti condannati per reati penali o colti in flagranza di reato al fine di agevolare l’identificazione di autori di delitti. Un tale sistema permette la comparazione dei profili genetici dei soggetti con quelli presenti in un archivio informatico di persone già implicate in procedimenti penali , ottenuti dalle tracce biologiche rinvenute sulle scene del reato.

Diversi studi dimostrerebbero che questo sistema migliori l’efficienza delle indagini e permetta di ridurre i costi della giustizia. In Germania la Banca Dati è stata istituita nel 1998 raccogliendo fino ad oggi i profili di 500mila criminali e permettendo la risoluzione di oltre 18mila delitti solo nei primi sei anni.

OSTACOLI BUROCRATICI

Nonostante la pubblicizzazione la realizzazione della banca dati che l’Europa ci chiede di realizzare da ben nove anni – la normativa europea risale al 2005 – non è ancora cosa fatta. Infatti per il momento è pronta la sede ed alcuni macchinari ma diventerà effettivamente operativa solo nel 2015. Il bando per l’assunzione del personale è stato appena indetto e i tempi di realizzazione sono lunghi. L’opera è già costata 16 milioni di euro e ulteriori ingenti spese sono previste. Se tutto andrà per il meglio riusciremo ad allinearci agli altri stati europei con ben dieci anni di ritardo.

I TIMORI PER LA PRIVACY

Di fronte a tale notizia può sorgere qualche timore a riguardo della privacy dei cittadini. Chi rientrerà in questo super archivio contenente le nostre più intime informazioni genetiche? Va sottolineato che non ci troviamo di fronte ad una operazione di monitoraggio e controllo dell’intera popolazione. La legge specifica chiaramente quali saranno i soggetti a poter essere registrati nella banca dati.

I campioni di DNA saranno ricavati da • soggetti sottoposti a misure restrittive della libertà personale • relativi a reperti biologici acquisiti nel corso di procedimenti penali • persone scomparse o loro consanguinei e di cadaveri e resti cadaverici non identificati. Al laboratorio centrale spetterà anche il compito della tipizzazione dei profili a partire dal DNA e della conservazione dei reperti biologici dai quali sono stati ricavati i profili. Le forze di polizia disporranno di un elenco dei profili schedati e all’autorità giudiziaria compete la messa in atto dei provvedimenti volti a ricavare i dati genetici degli individui. Le autorità potranno raccogliere reperti sulla scena del crimine e portarli agli esperti scientifici del laboratorio della banca dati i quali potranno fare un confronto con i dati posseduti. Solo nel caso di un’eventuale corrispondenza sarà allora rivelata l’identità del soggetto a cui appartiene il campione.

A fronte di ciò possiamo dunque affermare che il normale cittadino non dovrebbe avere nulla da temere, anzi si tratta di un esempio di come la scienza possa tornare utile per offrire una maggiore sicurezza. Ovviamente come ogni risorsa di tale delicatezza va usata con i massimi riguardi, da personale esperto e nel rispetto della legalità. Ci auspichiamo di vedere al più presto in funzione il progetto.

Marco D’Acunti

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